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Leggi l'articoloGovernare la sostenibilità: vent’anni di esperienza nel Master in Manager dello Sviluppo Locale Sostenibile
Il Master in Manager dello Sviluppo Locale Sostenibile
Da oltre vent’anni, all’Università di Padova, il Master in Manager dello Sviluppo Locale Sostenibile rappresenta un punto di riferimento per la formazione di professionisti capaci di interpretare e guidare i processi di cambiamento nei territori. A coordinarlo è Patrizia Messina, docente nel Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali, che ha costruito attorno al master un laboratorio di idee, pratiche e relazioni orientato a un obiettivo preciso: aiutare amministratori, imprese e cittadini a governare la sostenibilità.
Quando il master nacque, racconta Messina, il tema della sostenibilità non era ancora al centro del dibattito politico ed economico. Si parlava di sviluppo locale sostenibile ben prima che l’Agenda 2030 facesse di questa parola un principio globale. Da allora, il percorso formativo è cresciuto, trasformandosi in un master di secondo livello interdipartimentale, promosso in collaborazione con il Dipartimento TESAF, e arricchendosi di nuovi approcci e competenze.
LA SOSTENIBILITÀ AL CENTRO
IL PROGETTO MSLS
Al centro del progetto resta l’idea di una sostenibilità intesa in senso ampio: non solo ambientale, ma anche economica, istituzionale e sociale. La sostenibilità, spiega Messina, non può essere ridotta a un vincolo ecologico; è una condizione di equilibrio complessivo che coinvolge la capacità dei territori di crescere, innovare e rigenerarsi. È anche una questione di governance, di reti multilivello e multiattore, di cooperazione tra soggetti pubblici, imprese e società civile.
LA TRANSIZIONE VERSO LA SOSTENIBILITÀ
Patrizia Messina insiste su un concetto chiave: la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili richiede competenze nuove. Non bastano amministratori preparati o manager di rete: serve un cambiamento di mentalità in tutti gli attori coinvolti. L’attore pubblico deve adottare una visione più aperta e collaborativa; l’impresa deve farsi carico della responsabilità sociale verso il territorio; i cittadini devono diventare partecipanti attivi nei processi di co-progettazione. È un orizzonte che trova fondamento anche nella riforma del Codice del Terzo Settore, che introduce il principio dell’amministrazione condivisa come chiave per le politiche pubbliche del futuro.
L’impianto formativo del master è fortemente laboratoriale. Ogni anno, il “Laboratorio Fare per lo sviluppo locale” affronta un tema specifico, che diventa occasione di ricerca, confronto e pubblicazione. Già nel 2008, uno dei volumi prodotti dal laboratorio era dedicato a Innovazione e sostenibilità: modelli locali di sviluppo al bivio, anticipando un dibattito oggi più attuale che mai. In quegli anni, Messina e il suo gruppo di ricerca riflettevano sulla crisi del cosiddetto “modello veneto” — quel sistema di piccole imprese diffuso e territoriale che aveva sostenuto per decenni la crescita della regione — e sulla necessità di trasformarlo in un sistema territoriale dell’innovazione.
Il territorio, sottolinea la docente, non può essere considerato un semplice contenitore neutro, ma un contesto attivo e relazionale, fatto di risorse, identità e limiti. Proprio nel Veneto, dove il consumo di suolo, l’inquinamento e il rischio idrogeologico continuano a rappresentare criticità strutturali, emerge l’urgenza di un nuovo equilibrio tra sviluppo e tutela. L’idea di “rigenerazione del territorio e delle comunità”, che il master propone da vent’anni, appare oggi come una prospettiva imprescindibile.
Nel tempo, il percorso si è arricchito di contributi provenienti da discipline diverse: urbanistica, economia, agronomia, ingegneria, sociologia, diritto. Un approccio che Messina definisce non solo multidisciplinare ma transdisciplinare, perché mette in relazione saperi e strumenti per costruire risposte complesse a problemi complessi. A questo si affianca una dimensione etica dello sviluppo, che nel lessico del master si traduce in un concetto ormai centrale: la responsabilità sociale del territorio. Non è solo l’impresa o lo Stato a essere responsabili, ma tutti i soggetti che partecipano ai processi di sviluppo condividono un pezzo di questa responsabilità collettiva.
Il tema scelto per il laboratorio di quest’anno sarà quello dell’abitare, inteso non soltanto come casa o spazio privato, ma come modo di vivere e rigenerare la città. “Abitare – osserva Messina – significa anche riappropriarsi dello spazio pubblico, ricostruire relazioni di fiducia e comunità. È un modo per rigenerare lo spazio comune e, con esso, la coesione sociale”.
Dal master è nato anche lo spin-off universitario Sherpa srl, attivo dal 2017 e promosso dalla stessa docente insieme a un gruppo di collaboratori e docenti del master. Sherpa rappresenta la continuità e l’estensione naturale del percorso formativo, traducendo sul territorio le conoscenze e le metodologie sperimentate in aula. Lo spin-off promuove approcci partecipativi e collaborativi, e ha sviluppato anche Mosaic, un software didattico e operativo che aiuta gli studenti a gestire progetti complessi in chiave di co-progettazione e lavoro di gruppo. L’obiettivo, spiega Messina, è trasformare gli stakeholder in community holder: soggetti capaci di costruire relazioni durature e beni comuni.
Uno dei punti di forza dell’approccio proposto dal master è la distinzione tra “modelli” e “modi” di sviluppo. I modelli, spiega la docente, sono replicabili; i modi, invece, sono contestuali, legati alla storia, alla cultura e alle relazioni di un territorio. Non esistono soluzioni universali: ogni processo di sviluppo deve essere costruito “su misura”, tenendo conto degli attori, delle risorse e delle fragilità locali. “Se fosse sufficiente trasferire buone pratiche da un luogo all’altro – osserva – avremmo già risolto i problemi del Sud del mondo. Ma lo sviluppo non si copia: si costruisce, ogni volta, nel contesto in cui si opera”.
Per Messina, i master universitari più efficaci sono proprio quelli che riescono a generare spin-off, perché vivono sul confine tra teoria e pratica. Il master cambia ogni anno, si rigenera con nuovi studenti e nuove sfide; lo spin-off, invece, assicura continuità, accumula esperienza, restituisce al territorio innovazione e conoscenza applicata. È una relazione virtuosa che rappresenta, a suo giudizio, la forma più concreta della terza missione dell’università: il trasferimento di conoscenze e tecnologie, ma anche la costruzione di fiducia, reti e responsabilità condivisa.
Vent’anni dopo la sua nascita, il Master in Manager dello Sviluppo Locale Sostenibile continua a essere un laboratorio vivo di pensiero e di azione, dove università e territorio si incontrano per costruire insieme una nuova cultura dello sviluppo. Una cultura che non separa economia e ambiente, innovazione e coesione, teoria e pratica, ma li riconduce dentro un’unica parola: responsabilità.
Master in Manager dello Sviluppo Locale Sostenibile – Università di Padova
Master universitario di secondo livello promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali (SPGI) in collaborazione con il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF).
Il master forma professionisti in grado di progettare e gestire processi di sviluppo sostenibile, governance multilivello e innovazione territoriale, con una forte attenzione al lavoro di rete e alla partecipazione.
Per informazioni e iscrizioni: https://uel.unipd.it/master-e-corsi/msls-manager-dello-sviluppo-locale-sostenibile/
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